martedì, giugno 12, 2007

LUI E MARGARET THATCHER

Sabato scorso Marco Paolini e i Mercanti di Liquore hanno fatto visita a Paese (TV) dove hanno messo in scena il loro ultimo spettacolo, "Io e Margaret Thatcher".
Non vedevo dal vivo Paolini dagli eroici, comici, poetici tempi del Bestiario Veneto, anche se nel frattempo l'ho seguito attraverso i suoi Album (trasmessi anche da Raitré).
Giganteggiano ancora sia lui, sia i Mercanti. E' un cantore veneto, quello che racconta delle avventure dell'operaio di San Piero in Busa, del barattolo di Illy col caffè che capita, dell'ansia femo-calcossa-femo-calcossa. E' sarcastico, ma delicato: fa ridere, e fa pensare con delicatezza sulle nostre care, quotidiane assurdità.
Però è dura parlare due ore da soli sul palco senza (s)cadere nel moralismo, o dire stupidaggini. E il nostro invece ha (almeno) un paio di uscite perplimenti, a proposito della malattia della lady di ferro e del suo compare d'oltreoceano, e soprattutto degli incidenti sul lavoro.
Scusa caro Paolini, ma paragonare i morti in Iraq coi morti in un cantiere è stata proprio un'uscita infelice. Certo, quella "missione di pace" non è piaciuta a nessuno, ma cosa giova confondere le acque? Proprio tu e quel vecchio orso poeta di Mario Rigoni Stern mi avete stregato con uno stile sottile, delicato, cristallino: urlando tutto si disintegra, e anche la ragione (quella poca che ci resta) si perde nella nebbia.
Un sergente nella neve forse non sarebbe scivolato così.

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